PROPOSTE DI PROGRAMMA

PROGRAMMA N.1

 

ROBERT SCHUMANN  

Quartetto per archi e pianoforte in Mib op.47                                 

 

I. Sostenuto assai-Allegro ma non troppo;
II. Scherzo-Molto vivace;
III. Andante cantabile;
IV. Finale-Vivace;

                                       ***

RICHARD STRAUSS 

Quartetto per archi e pianoforte in Do minore op.13                      

 

I. Allegro

II. Scherzo: Presto – Molto meno mosso;

III. Andante;

IV. Finale Vivace;

La lunga coda del Romanticismo

 

Quando si parla di musica romantica, la nostra mente ci riporta sempre in Germania, nella prima metà del 1800. Schumann è forse il rappresentate più autorevole e il suo quartetto per archi e pianoforte ne è emblema e manifesto del romanticismo. Il 1842 è l'annus mirabilis schumanniano, in cui prendono vita il celeberrimo quintetto op.44, i tre quartetti per archi op.41 e, appunto, il quartetto op.47. Scritto in soli 5 giorni, in un delirio creativo quasi sovrannaturale, è espressione del bipolarismo schumanniano che, si traduce nello scontro/incontro dei suoi due caratteri: Eusebio e Florestano, mediati dalla figura del Maestro Raro.

Se Schumann è stato l'esponente di spicco del romanticismo musicale tedesco, Strauss rappresenta la coda del romanticismo stesso. Compositore precocissimo, ha lasciato una grande quantità di lavori cameristici che hanno preso vita proprio nell'ultimo decennio del 1800, fortemente ispirati e legati ad una concezione romantica, per impostazione e contenuti. La Sonata per violoncello op.6, il Quartetto op.13 e la Sonata per violino op.18 rappresentano inoltre un trampolino di lancio nel mondo del poema sinfonico del quale Strauss, con i suoi celeberrimi Tondichtung, sarà esponente autorevolissimo.

PROGRAMMA N.2

 

FELIX MENDELSSHON BARTHOLDY

Quartetto per archi e pianoforte in Si minore op.3

I. Allegro Molto;

II. Andante;

III. Allegro molto;

IV. Allegro vivace;

                                       ***

JOHANNES BRAHMS 

Quartetto per archi e pianoforte in Do minore op.60                    

 

I. Allegro ma non troppo;

II. Scherzo: Allegro;

III. Andante;

IV. Allegro comodo;

 

 

Goethe poeta ispiratore

 

Non bisogna sorprendersi se un giovane sedicenne potesse comporre un quartetto di questa maturità espressiva e compositiva poichè si può benissimo considerare Mendelsshon tra i più grandi geni di cui la storia della musica ci ha fatto dono. E di questo ne era ben consapevole Goethe che lo ammirava e ne apprezzava i lavori, più di quanto amasse le opere di Beethoven e Mozart, suoi contemporanei. La musica di Mendelsshon forse è quella che riesce, a volte inconsapevolmente, a far ritrovare in un caldo abbraccio le due culture care a Goethe: quella teutonica appunto e quella ellenica.

A sua volta l'ammirazione di Mendelsshon per Goethe è già viva nel 1821 quando compone i tre quartetti op.1, op.2 e op.3, il cui ultimo viene dedicato al grande poeta tedesco.

Circa 55 anni dopo, Johannes Brahms pubblica l'ultimo dei suoi tre quartetti con pianoforte, capisaldi di tutto il repertorio romantico e di tutta la letteratura cameristica. L'op.60 è il "Wertherquartett", epiteto spurio, ma giustificato dalla corrispondenza tra Brahms e il suo caro amico Billroth in cui l'autore definiva questa tragica pagina musicale come "l'ultimo capitolo dell'uomo in panciotto giallo e frac azzurro", ossia l'iconografia del Werther goethiano. 

 

PROGRAMMA N.3

 

GUSTAV MAHLER

Quartettsatz per archi e pianoforte in La minore                           

 

ALFRED SCHNITTKE

Klavierquartett

AARON COPLAND

Quartet for piano and strings                                                                                                                                 

 

I. Adagio serio;

II. Allegro giusto;

III. Non troppo lento;

 

                                              ***   

 

GABRIEL FAURE

Quartetto per archi e pianoforte in Sol minore op.45                  

I. Allegro molto moderato;

II. Scherzo: Allegro vivo;

III. Adagio non troppo;

IV. Allegro molto;

Nadia Boulanger, trait d'union tra Europa e America

 

Cosa può accomunare 4 autori così diversi tra loro? Un nome, una donna, la più importante personalità musicale francese a cavallo tra 800-900: Nadia Boulanger. Compositrice, direttore d’orchestra, organista e didatta francese, a Parigi, agli albori del 1900 sino al 1979, anno della sua morte, creò un vero e proprio salotto parigino nel quale i suoi studenti avevano la possibilità di confrontarsi con le più illustri personalità musicali dell’epoca tra cui Stravinsky, Debussy, il suo maestro Gabriel Fauré, in un ambiente culturalmente ricchissimo e stimolante. Tra i tanti suoi allievi dell’American Conservatory in Fontainebleau che prendevano parte ai famosi “Wednesdays” spiccano Aaron Copland, che divenne una delle più rilevanti figure del Modernismo americano e Leonard Bernstein, compositore e soprattutto direttore d’Orchestra che dagli anni 60 del 900 rese celebre e popolare in America e non solo la musica di Gustav Mahler (che nel programma viene accompagnato da Schnittke, in quanto il suo Klavierquartett fonda tutta la sua struttura sulle 27 battute di uno scherzo, ovviamente incompiuto, che Mahler aveva abbozzato). Nadia Boulanger fu quindi un vero e proprio tramite che rese possibile l’incontro di culture così tanto diverse, espressione dell’animo di autori che vivevano l’evoluzione culturale costante di uno dei più fervidi periodi della storia della musica.